mercoledì 8 dicembre 2010

The Da Vinci treasure

Thriller
2006

di Peter Mervis

Visto in INGLESE

In questo caso la fonte è molto evidente: Il codice Da Vinci, ma anche un altro film hollywoodiano che a sua volta sfruttava il fenomeno del libro di Dan Brown, ovvero Il mistero dei templari (da qui due titoli in uno: The Da Vinci Code + National Treasure = The Da Vinci Treasure. Matematico, no?). E anche la trama riprende entrambi i film: lo studioso Michael Archer è sulle tracce di un tesoro inestimabile le cui tracce sono state nascoste da Leonardo Da Vinci nelle sue opere e in alcune delle reliquie più famose della cristianità; ad aiutarlo nella sua impresa ci sarà la linguista-antropologa italiana Giulia Pedina, che essendo italiana ha ovviamente un vescovo come padrino e non sopporta la blasfemia ma poi se ne va in giro con una scollatura vertiginosa (evvai coi luoghi comuni sugli italiani). A completare il quadro ci sarà un rivale senza scrupoli che metterà sempre i bastoni fra le ruote al nostro e così abbiamo la nostra dose di inseguimenti e scontri, uno di questi anche sul piano superiore di un bus a due piani. Il tutto si svolgerà tra Londra, Torino, Milano e l'Afghanistan, anche se tutta la troupe non si è mai mossa da Los Angeles, e si vede: sarà perché conoscendo alcuni di questi posti per me è fin troppo evidente che non è plausibile spacciare le strade di L.A. per quelle di Milano o Torino (o anche spacciare il deserto del Nevada per quello afghano, anche se non ci sono stato là), però quando prendono degli spezzoni di repertorio del centro di Milano invertendo la pellicola perché si vedano le auto guidare all'inglese (con tanto di scritte al contrario, compreso un cartellone elettorale del centrodestra) forse è un po' troppo. Per non parlare delle sequenze girate nella basilica torinese, i cui interni sono probabilmente quelli di una chiesa, magari protestante, della west coast, e anche questo risulta alquanto improponibile. Molto meglio le parti del film girate in bluescreen come quelle di quando vanno a vedere l'Ultima cena di Leonardo, ben realizzate al computer e possono ingannare facilmente uno spettatore sprovveduto. Per quanto riguarda gli enigmi, sono spesso e volentieri ingenui e ripresi dalle due fonti hollywoodiane, come gli occhialetti psichedelici con cui leggere i messaggi nascosti nella Sacra Sindone, l'apostolo che nell'Ultima Cena indica il soffitto dove c'è un mattone con un messaggio segreto, e il finale è inutilmente eclatante e a base di superesplosioni e miracoli. Quindi, traendo le conclusioni: un film ridicolo, sì; ma esattamente nella stessa misura del Codice Da Vinci e del Mistero dei templari, solo che mentre per questi ultimi si sono spesi capitali e risorse spropositati, per The Da Vinci Treasure si è speso infinitamente di meno e di certo non hanno superato la settimana di riprese, dovendolo far uscire direttamente per home video poco prima dell'uscita del Codice Da Vinci nei cinema. Gli effetti speciali saranno fatti con After Effects e invece di girarlo al Louvre lo avranno girato in casa di qualche amico del produttore, ma il risultato è praticamente lo stesso. Qualcuno potrà obiettare che questa casa di produzione sopravvive sulle idee degli altri e cose di questo genere, ma se pensiamo che Hollywood ci regala nient'altro che remake di successi del passato, trasposizioni di libri fumetti e cartoni animati, telefilm che diventano film e così via, è evidente che l'unica differenza sta nella disponibilità di capitali, e non di certo nella qualità dei prodotti.

Ecco a voi Londra in questo film, realizzata filmando il centro di Milano e capovolgendo la pellicola

[Recensione originariamente pubblicata qui]

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